AIPA Nord: Una giornata indimenticabile

CONVEGNO A.I.P.A. Nord del 30.09.2018

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Giornata davvero indimenticabile” ha detto la dott.ssa Ambrosini a conclusione della giornata di studio e riflessione sul tema “Custodire la memoria dei figli come dono“. “Giornata emozionante e piena di sentimento” hanno commentato la maggior parte delle famiglie presenti.

Tre giovani donne, native dell’India, ci hanno raccontato la loro storia. Nascita, abbandono e rinascita per trasmettere a tutti noi genitori il messaggio di non avere paura della loro storia, di ascoltarli, di accogliere la loro domanda sul passato per accettare la sfida della ricerca delle loro origini.

Milly Gambirasio, 33 anni, nata a Bandra, un quartiere di circa 2 milioni di abitanti alla periferia di Mumbai, educatrice professionale. Adottata all’età di 6 mesi, vive a Capriate San Gervasio, ed è la prima di 4 figli; una sorella di origini indiane, Elena, arrivata 3 anni dopo di lei, una sorella, Francesca, nata in famiglia dopo 5 anni ed un fratello, Luca, nato in famiglia dopo 6 anni. In questi 33 anni non ha mai perso i contatti con la missionaria italiana, Suor Giovanna Alberoni, che l’ha vista nascere all’Holy Family Hospital di Bandra. E’ un lungo filo che la tiene ancorata alle sue origini. Sa tutto di questo ospedale; le è stato raccontato di chi si è preso cura di lei fin dalla sua nascita e dove ha vissuto in attesa che la sua famiglia la portasse in Italia. Attraverso questo costante contatto con la missionaria, Milly conosce la sua storia ed è certa che quando tornerà a visitare i luoghi della sua prima infanzia, troverà persone che sapranno accoglierla esattamente come l’hanno accolta alla sua nascita.

Lilly Galli, 40 anni, proviene da Mumbai, dall’Istituto delle Suore Missionarie della Carità, imprenditrice, sposata con una figlia. Adottata all’età di 5 anni insieme alla sorella Filomena di 9 anni. Vivono in provincia di Piacenza. La sua storia è quella di una bambina che viveva con la sua famiglia in una zona rurale vicina a Mumbai; famiglia molto povera, ma felice. Un giorno la madre viene a mancare ed il padre decide di mettere queste due figlie su un treno, con la raccomandazione di non parlare con nessuno. Da questo treno scenderanno a Mumbai e per un anno vivranno per strada elemosinando e vendendo ferro vecchio. “Facevamo la raccolta differenziata” dice Lilly e ci arrangiavamo a vivere per strada. Dopo un lungo periodo di tempo, che lei stima essere di un anno, secondo il racconto della sorella, un giorno vengono a contatto con una suora missionaria, la quale, vedendo che erano sole, le porta nell’Istituto. Per loro inizia una nuova vita; un tetto sopra la testa, cibo, anche se scarso, un luogo sicuro dove stare. E vedono che alcuni bambini vengono portati via da un papà ed una mamma completamente diversi da loro. Aspettano che anche per loro si avveri questo sogno ed un giorno vedono arrivare questi due signori che però erano venuti solo per Filomena, non sapendo dell’esistenza di Lilly. Ma questi genitori hanno deciso di non voler separare le due sorelle e così il padre torna in Italia per avere una idoneità per adottare anche Lilly e la madre rimane in India con le due bambine fino a che arriva il giorno della partenza della famiglia al completo.

Lilly raccomanda alle coppie di ascoltare i loro figli, di non avere paura della loro storia. I suoi genitori l’hanno ascoltata, l’hanno accolta nella sua interezza per darle quell’opportunità di vita che le era stata negata nella sua terra di origine. Lilly è tornata in India nel 2017 quando è andata a prendere sua figlia Anjana, nel Nord dell’India. L’impatto è stato molto forte; si è rivista bambina vagare per strada senza meta, si è rivista nei bambini dell’Istituto da cui proviene Anjana, ha rivissuto l’abbandono. Ma ha mille motivi per dire grazie alla vita. Lilly affida il suo ricordo a quanto riferitole dalla sorella più grande; ma per sua figlia Anjana ha scritto da subito un diario dove ha annotato ogni avvenimento relativo alla sua adozione.

Fa precedere la sua testimonianza l’ascolto di una bella pagina tratta dal libro “Il Piccolo Principe” di Saint Exupery, Shanti Mignani, 34 anni, proviene da Solur, un villaggio a circa 80 km da Bangalore. Adottata all’età di 6 mesi, vive a Bergamo. E’ laureata in scienze infermieristiche con specializzazione in malattie tropicali. E’ la prima di 4 figli tutti adottivi dall’India e la sua scelta professionale è stata dettata dal suo grande desiderio di andare ad operare in ospedali africani. Lei torna molto presto in India , all’età di 4 anni, insieme ai genitori che vanno a prendere il fratello. La sua è una famiglia filo indiana; in casa sua si respira aria di India. Appena conseguita la laurea si orienta per la sua professione in Africa ma il Servizio civile internazionale la porterà per un anno e otto mesi in India dove vive le più impegnative situazioni mediche oltre che psicologiche ed emotive essendo a stretto contatto con gravissime situazioni di abbandono. Ciò che per lei, ossia il suo abbandono, non aveva mai rappresentato un particolare problema, a contatto diretto con situazioni abbandoniche, fa riaffiorare in lei il “suo” abbandono e la questione dell’identità. Farà un lungo percorso, tutt’ora in atto, per rappacificarsi con la sua storia ed entrare nella dimensione di figlia adottata.

Raccomanda ai presenti di leggere il libro “IL BUCO” di Anna Lienas che parla della perdita e trasmette un video, molto realistico , dell’organizzazione indiana dove lei ha prestato il suo servizio civile internazionale. Lei dell’India sa tutto; ha un passaporto indiano e ritorna nel suo Paese d’origine ogni qual volta lo desidera o se ne presenta l’occasione. Raccomanda ai presenti di aprire lo sguardo a più livelli sui propri figli a partire dall’attenzione e dalla relazione; di sapersi “guardare” non come estranei che si incontrano ma per costruire una relazione intima.

Tutti a bocca aperta, con il fiato sospeso e carichi di emozioni accumulate durante la narrazione delle nostre testimoni, con mille domande che ci frullano per la testa, ci “buttiamo” letteralmente sul buffet preparato dal nostro amico Singh che straripa di samosa, pakora, onion pakora, bread pakora, potato pakora, bula jambu ed un chai speziato, preparato al momento, che nulla ha da invidiare a quello che si consuma in India. Ma si formano piccoli gruppi con al centro le nostre relatrici che dispensano consigli e rispondono alle domande che pongono le famiglie.

I bambini sono spensierati e affidati alle cure delle due educatrici Rajka e Alessia che li hanno intrattenuti in modo magistrale nei giuochi all’aperto.

Divia si è trasformata in imprenditrice di artigianato indiano e non si scolla dal suo banchetto e vende a profusione; i genitori sono molto, molto generosi ed hanno recepito perfettamente il messaggio lanciato da Gabriella nella mattinata sull’importanza della Cooperazione.

Alle 14:30 riprendono i lavori con la relazione della dott.ssa Ambrosini, la nostra mitica ed instancabile psicologa, che ci trasmette la sua lunga esperienza di tanti anni di lavoro con i nostri figli e con le nostre famiglie. Ci interroga, ci offre spunti di riflessione, ci conduce per altre esperienze.

QUI  la straordinaria e illuminante relazione della dott.ssa Ambrosini

A seguire, gli interventi e le domande delle coppie alle nostre relatrici ed alla psicologa.

La mamma di Shreyansh ha affermato di tenere da sempre un diario dove annota tutti i fatti, le date e le azioni quotidiane dei suoi figli, a memoria della sua genitorialità.

Sangeetha Bonaiti, presente come ospite d’onore, autrice di un famoso Blog sull’adozione internazionale, ha affermato che la memoria esiste anche nei bambini neonati ma a livello sensoriale; tornata da poco dal suo viaggio in India di ritorno alle origini, dice che dopo questa esperienza ha costruito dentro se stessa un “cassetto” che racchiude tutta la sua vita e di volerlo tenere gelosamente dentro di sé.

Un papà afferma di aspettare questi incontri perché sono per lui un “sentirsi concretamente padre”.

Alle 17 raggiungiamo i nostri piccoli eroi nel parco soleggiato della Bellotta; chi gioca al pallone, chi richiede la merenda, chi sta giocando a nascondino, chi addirittura ha scoperto vicino al parco un campo di cipolle e ne ha fatto man bassa consegnandole trionfanti ai genitori.

Giornata davvero indimenticabile!

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Ringraziamenti con il cuore a Milly, Lilly e Shanti. Alla dott.ssa Ambrosini per aver sapientemente preparato e condotto il convegno. A Divia per l’immenso lavoro di preparazione della location, addetta alla cassa e banchetto della cooperazione.

Grazie alle famiglie che hanno partecipato esprimendo piena soddisfazione e condivisione dell’operato dell’AIPA.

Grazie ai nostri figli che ci permettono di riflettere sul vero senso della vita.

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