La condizione femminile in India

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Accanto a grandi nomi della storia e della politica indiana, da Indira a Sonia Gandhi, le donne indiane vivono ancora oggi in una condizione di discriminazione e devono quotidianamente sopportare violenze e privazioni.

Nella vita pubblica ed economica indiana, sono centinaia i nomi femminili emergenti nei campi più diversi: dall’industria al cinema, dalla politica alla letteratura. Eppure, dietro questa apparente apertura ed emancipazione, l’India è ancora un Paese negato alle donne. Contrariamente a quanto avviene nel resto del mondo, le donne in India rappresentano la minoranza della popolazione (48%). Ci sono 929 donne ogni 1000 uomini: effetto devastante di una selezione spietata, praticata talvolta ancora prima della nascita.

L’infanticidio delle figlie femmine è una pratica ancora tristemente diffusa in molte aree rurali dell’India, soprattutto nel Tamil Nadu e nel Rajasthan. Secondo studi dell’Unicef, ogni anno nascono 15 milioni di bambine: 5 milioni di queste non vivono oltre i 15 anni. Quaranta donne su 100 non raggiungono alcun grado di istruzione; la presenza femminile nell’università è solo del 5%.

Anche nell’ambito lavorativo, le donne subiscono pesanti discriminazioni: a parità di lavoro una donna percepisce un terzo del salario di un uomo. Malgrado ciò, le donne costituiscono un’importantissima fonte di mano d’opera per il paese: i lavori più pesanti, la costruzione di strade o di edifici o il lavoro nei campi, sono svolti in gran parte da donne.

In ogni caso, il matrimonio è il destino di ogni donna indiana. Con il matrimonio la donna diventa “proprietà del marito”: deve stare in cucina, accudire la casa e i figli e servire il marito, oltre a lavorare per procurare alla famiglia i mezzi di sostentamento.

Da un rapporto di Amnesty International, si stima che in India il 45 % delle donne sposate subiscono violenze fisiche e morali dai loro mariti. Il divorzio è legalizzato, ma per una donna questa scelta è molto difficile e rischiosa: significa spesso essere ripudiata dalla famiglia di provenienza, perdere la custodia dei figli e soprattutto essere emarginata senza possibilità di ricostruirsi una vita.

Fonti:

unaltromondo onlus

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