I tempi dell’attesa

I tempi della coppia, i tempi del bambino

Questa bambina ha compiuto 10 anni e per il suo compleanno ha chiesto in regalo un sari, seguendo la sua tradizione indiana

Tutto il percorso di una procedura di adozione comporta dei tempi diversi tra loro, precisi, inevitabili, e solo quando questi saranno scorsi tutti, in ordine, con precisione, possiamo dire che il percorso è completo e la procedura è effettiva. Tutte le coppie adottive conoscono il peso, il costo di questi tempi, costo in emozioni, in illusioni, in aspettative e sogni, ma c’è un tempo che costa più di tutti, che sembra non passare mai e induce in mille dubbi, ed è il tempo dell’attesa.
Infatti dopo che si è ottenuta l’idoneità, dopo che si è individuato l’Ente al quale si conferirà l’incarico di concretizzare la vostra pratica, dopo aver perfino pagato delle quote, espletato i corsi di maturazione, non c’è più da fare nulla, se non aspettare.
Le adozioni diventano sempre più difficili, un paese apre, un altro chiude, proprio quello dove siamo in lista d’attesa, chiude. Le organizzazioni internazionali diventano sempre più perfezioniste e sempre più esigenti, si pretende da questi poveri paesi martoriati dalle guerre e dalle carestie, perfezioni che essi non si possono permettere, proprio lì dove abbiamo messo la lista d’attesa. Allora si pensa di cambiare paese, magari cambiare Ente, ma poi si rischia di riprendere tutto dal principio, di essere di nuovo in fondo alla lista. Le capisco le coppie che si sentono impazzire, e si aspettano che l’Ente possa trovare una soluzione che li aiuti ad arrivare prima ai loro bambini.
Ma la maturazione nel paese è lenta, si tratta di organizzare servizi sociali inesistenti, di insegnare l’uso dell’anagrafe a chi non ne ha mai sentito il bisogno, si tratta di far capire che la trasparenza in ogni fase dei procedimenti è basilare, e piano piano il paese donatore si attiva, trova che è bello sapere che i bambini orfani possono essere felici con una buona famiglia, e comincia a fare concessioni, i ministri si consultano, la legge si modifica, ed infine, sempre, arriva la soluzione.
Ma intanto, pur soffrendo per l’attesa, la coppia si matura, sente crescere in sé quel seme che diventerà amore. Amore come donazione, verso quell’essere sconosciuto che ci è tanto difficile salvare, si prova rancore per tutto ciò che si mette di mezzo, ma intanto si apre sempre di più quella porticina del cuore che si trasforma, quel vincolo burocratico che stiamo vivendo, in un vincolo di sangue.

Ma come starà vivendo questo tempo dell’attesa il nostro futuro bambino? Qualcuno gli comincerà a parlare delle futura famiglia, questa entità misteriosa che lui non ha mai conosciuto. Questa entità che desta l’attenzione di tutto il gruppo degli operatori e spesso la gelosia dei piccoli compagni presso l’istituto dove il bambino risiede. Spesso lui non capisce cos’è questa famiglia che gli verrà data, queste persone che lo verranno a prendere, chi sono? Perché lo verranno a prendere? Tutti sembrano molto felici di questo, in alcuni istituti si fa una festa, ma perché? Lui non capisce questo bisogno, non sente questo bisogno, la sua vita è lì, in genere triste, solitaria, ma lui non conosce di meglio e teme il cambiamento.
Oppure teme il cambiamento perché in realtà lui ha già conosciuto una famiglia: la sua famiglia di origine, quella famiglia dove non si mangiava mai, dove il padre era violento o la madre sempre assente, quella famiglia dove un giorno sono arrivate le forze di polizia e lo hanno portato via, per metterlo al sicuro, per cercare di dargli un futuro migliore.
Questi pensieri si affollano nella mente del piccolo orfano, sia che lui sia un bambino di 10 anni, o soltanto un piccolino di due-tre anni.
Anzi, il bambino grandicello sarà capace di ragionare su questa nuova realtà mentre il bambino piccolo avvertirà solo che la sua vita sta di nuovo precipitando nel vuoto, non può stringersi alla mano di nessuno, non riesce a spiegare cos’è questa angoscia che lo avvolge quando sente che presto qualcuno lo verrà a prendere.
Possiamo capire con quanta ansia il bambino attenderà l’arrivo di questo momento quando qualcuno gli dirà: questo sarà da oggi tuo padre e questa sarà tua madre.
Il bambino pensa a questo incontro e intanto si mette pronto a difendersi, perché teme la delusione, teme che non gli vorranno bene, teme che alla fine anche loro lo abbandoneranno, come hanno già fatto i suoi genitori naturali.
Ed ecco qui come possono questi futuri genitori impiegare il tempo della lunga attesa: possono impiegarlo riflettendo su quanto può passare nella testolina di un bambino, dovranno cercare di pensare come lui, pensare come aiutarlo a superare tutte queste paure, dovranno fare in modo che lui impari a fidarsi, a lasciarsi andare alla serenità di ritrovare la sua dimensione di bambino. E più avranno riflettuto su questo incontro e cercato di capire quali sono i timori del loro bambino, prima avverrà quell’innesto nella coppia che, magari asciugando un pianto dirotto, diventerà famiglia.

(Miriam Ramello)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. teresa ha detto:

    attendiamo con tanto amore e ansia il momento di poter abbracciare il nostro
    piccolo nipotino

  2. fabrizio ha detto:

    Auguro a tutti i bambini ed a tutti i genitori “in attesa”, un Natale ricco d’amore nella speranza che presto possano iniziare una “nuova vita” insieme !

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