Lettera ai sostenitori

Cari Amici,

l’arrivo di una lettera dall’AIPA, dopo due anni da quando ho lasciato il mio incarico, continua per me ad essere un avvenimento lieto, è un qualcosa che mi riporta a quell’impegno che per anni ho coltivato con passione. L’ultima arrivatami, contrariamente al solito, è stata completamente una sorpresa, perchè ormai da qualche mese mi ero completamente dimenticato di tutto. Problemi personali, cambio di casa, impegni presi, tutto ha contribuito a distrarre la mia già scarsa memoria da un pensiero cosi delicato ed importante. Ma come ho potuto dimenticarmi di quei bambini che ho preso a seguire da qualche tempo e che tanta fiducia hanno in me, fiducia invece così male ripagata, avendo invece io trascurato, sia pure per poco tempo, tutte le loro necessità? Aperta la busta in questione, ne sono subito emerse le foto dei miei cari Everton Bernardino di quattro anni dal Brasile e Cito Shabade dal Congo. I loro simpatici visi sorridenti ed allegri sembravano che non avessero nulla da rimproverarmi per la mia deplorevole disattenzione, io però, non ho potuto fare a meno di sentirmi rimordere la coscienza. Debbo dire che per fortuna, non sono stati però dimenticato dall’A.I.P.A., la insuperabile dottoressa Juliana ha continuato a tenerli inseriti nei programmi di assistenza, in questo modo a loro ed a qualsiasi altro bambino si venga a trovare nella stessa situazione, non verrà a mancare per un lungo periodo di tempo il necessario sostegno per continuare nei programmi di formazione. A me non resta che rimediare alla distanza e rimettere in ordine i miei impegni.

Certamente viene da riflettere come con tanto lavoro che viene svolto per dare una mano ai sempre tantissimi che ne hanno bisogno continuamente, a causa di terremoti, inondazioni, guerre e quant’altro, sempre più poveri infelici se ne vengono ad aggiungere a migliaia, se non a milioni, sembra una corsa ad inseguire un entità imprendibile, sembra una gara senza speranza. Non è raro sentir dire che è tutto inutile, con tutte le raccolte, azioni anche importanti di volontariato ecc. alla fine sembra che il numero dei diseredati sia sempre in aumento. Ma è veramente così? Non ho dati e numeri da elencare, in fondo è anche vero che c’è più ragione in un pessimismo amaro che in un felice ottimismo, ma riflettendo un poco sulla questione, mi domando: se nessuno facesse più niente, se ognuno di noi pensasse soltanto a se stesso, cosa accadrebbe? Il risultato sarebbe spaventoso, peggiore di mille terremoti: grandi masse di poveri sotto il limite della sopravvivenza, malati ed affamati non accetterebbero di morire senza reagire, ed allora quella emigrazione in massa verso i Paesi ritenuti più benestanti, già adesso parzialmente in atto, assumerebbe proporzioni impensabili fino a sommergere tutto e tutti. Da questo si ricava che con l’aiuto che offriamo, consentendo a tanti bambini di istruirsi ed inserirsi nella loro società dignitosamente, alla fine stiamo aiutando proprio anche noi stessi, perché ormai tutte le cose del mondo girano assieme, siamo tutti legati gli uni agli altri, praticamente tutti nella stessa barca. Quindi oltre ad un evidente atto di solidarietà, stiamo anche compiendo un dovere ben preciso, necessario al futuro del pianeta.

Discorsi e pensieri troppo grandi, questi, e suscettibili di mille interpretazioni diverse. Per adesso è molto meglio restare con i piedi per terra ed occuparsi dei bambini che già ci sono affidati, facendo per loro quel poco che possiamo con animo sereno, senza trascurare i nostri impegni verso i nostri diretti figli, nipoti, ma anche nonni che più o meno tutti abbiamo.

(Mario Ramello)

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