4 giovani relatori

Convegno “ATTESA” 2011

Il 20 Febbraio 2011 a Piacenza presso l’oratorio della Parrocchia Sacra Famiglia, si è tenuto un incontro fondato sulla testimonianza del vissuto di quattro fratelli di origine Brasiliana e come spettatori attivi le coppie in attesa di adottare. Dopo una breve premessa della zia Gabriella e della zia Rosita, operatrici dell’Aipa Nord, l’attenzione si è spostata sui ragazzi i quali, inizialmente con imbarazzo e timidezza, si sono presentati e successivamente hanno cominciato a parlare di sé e della loro esperienza  ma anche a rispondere alle domande dei “genitori in attesa” i quali con naturalezza hanno da subito aperto un dialogo, identificando in questi ragazzi i loro futuri figli. A loro volta i giovani relatori si sono sentiti in famiglia e la timidezza ha lasciato il posto alla battuta, all’ammonimento su cosa deve e non deve fare un genitore alle prime armi, al consiglio, alla condivisione di un futuro volto a creare legami profondi.

L’esperienza  significativa che hanno reso è stata quella di constatare che, sebbene questo gruppo di quattro fratelli sia stato suddiviso in due famiglie, essi riconoscono, grazie all’impegno dei genitori adottivi, di poter contare su di un valore aggiunto: loro quattro come famiglia con genitori che supportano ed arricchiscono il loro nucleo fraterno.

E’ stato importante vedere come bambini provenienti da una comune storia, con le stesse origini, abbiano saputo sviluppare personalità diverse rispettando gli ambiti parentali diversi; la diversità nella diversità!

Rimane il ruolo di leader in Hercules che, in Brasile, a 10 anni è stato chiamato a decidere per sé e per i suoi fratelli; e risulta stupefacente constatare la maturità di un bimbo che ha giocato tutte le sue carte pur di tenere uniti i componenti rimasti della sua famiglia; Carol, all’epoca di 9 anni, si è trovata in accordo con lui e ha saputo coinvolgere nel progetto adottivo Lucas, di 8 anni, il quale probabilmente ancora doveva ambientarsi nel nuovo istituto di accoglienza ma che si è affidato alle scelte dei fratelli maggiori che facevano le veci di mamma e papà; così come la piccola Agatha di 5 anni, la quale ha dichiarato la sua delusione quando ha visto i suoi genitori adottivi, poiché era l’unica, in quanto piccina ad avere un immaginario di genitori: due Africani cantanti dell’America, esattamente quelli che vedeva nelle telenovelas della TV Brasiliana.

L’aspettativa della più piccola del gruppo, per quanto fantasiosa potesse essere, ha posto l’interrogativo di come potessero immaginare i loro futuri genitori gli altri tre…

Come immaginavano i genitori?Avevano preferenze sul Paese e sull’età?

Questi ultimi hanno più volte ribadito che non si aspettavano nulla di che; a loro interessava una famiglia ossia un padre e una madre che dessero loro l’opportunità di essere figli con pari dignità perché loro comunque, pur non avendo avuto in Brasile una famiglia accudente, sapevano riconoscere nelle altre famiglie le caratteristiche che denotavano una famiglia vera.

Cercando ora di calarci nelle vesti di questi nostri figli venuti da lontano e non solo geograficamente rispondiamo con l’aiuto dei relatori: ”Non è facile; e’ difficile per un genitore capire ed entrare nella storia del proprio figlio adottivo, così come è difficile per un figlio adottivo capire ed accettare il passato, capire le aspettative (come è normale che ci siano, anche se i genitori sono bravi a dire che non ne hanno!), accogliere l’impostazione culturale ed educativa dei genitori; anche se l’amore di questi genitori a volte risulta di difficile comprensione per un figlio che ha subito inganni, tradimenti, ingiustizie e violenze da chi si doveva occupare di loro.

Carol  ha parlato del senso di bene e  del concetto di famiglia; in particolare riportiamo qui le sue parole: “La famiglia adottiva si aspetta subito che il figlio adottivo la riconosca tale, che sia preparato ad accoglierlo a braccia aperte o saltandogli in braccio chiamandoli mamma e papà, purtroppo spesso non è così perché un figlio che non ha mai conosciuto il concetto di bene non può comprendere cosa sia il volere bene a qualcuno; e il figlio che  non sa cosa sia una mamma e un papà e come si dovrebbero comportare certamente non è in grado di riconoscerli subito nella famiglia adottiva… per certe cose ci vuole tempo e un po’ di pazienza.

Siamo bambini feriti come anche voi siete genitori feriti ma voi potete guarirci come noi possiamo guarirvi”.

I nostri ragazzi sono qui a dimostrarci che questo lungo e interminabile percorso e’ possibile, anzi l’unico percorribile per potersi specchiare e riconoscere la propria immagine con quella di due genitori.

Gabriella Demicheli

Un commento Aggiungi il tuo

  1. rita ha detto:

    a breve partiro’ anch’io per il brasile, e mi sono molto immedesimata nelle vostre parole, grazie siete magnifici per tutto quello che fate.Rita

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