Il tuo 5X1000 all’A.I.P.A.

La legge 27 dicembre 2006, n. 296, ha riproposto la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a finalità di interesse sociale.
In particolare sono previste le seguenti possibilità di destinazione:

1) sostegno delle ONLUS del decreto legislativo 460 del 19972) finanziamento degli enti della ricerca scientifica e dell’università3) finanziamento agli enti della ricerca sanitaria

Vi comunichiamo la possibilità di destinare il 5 per mille all’AIPA Erga Pueros Onlus, specificando nel rigo apposito della dichiarazione dei redditi (sostegno volontariato e non profit) il codice fiscale: 96173520584.

PER LE AZIENDE

Oltre allo scopo primario di un grande impegno sociale, sono diversi i benefici delle aziende che decidono di investire nella “Responsabilità Sociale”. Ad esempio si può aumentare la propria visibilità ottenendo la valorizzazione  dei propri logo-marchi, l’acquisizione di credibilità sociale, la valorizzazione dei propri prodotti e servizi, la valorizzazione della propria immagine corporativa

COME ADERIRE

Guida alla compilazione del 5 per mille

Importante! Le scelte di destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille dell’IRPEF non sono in alcun modo alternative fra loro. Pertanto possono essere espresse entrambe

PER SAPERNE DI PIÙ SUL 5 PER MILLE
di Benedetta Verrini (tratto da “Vita” del 27/1/06)
Il 5 per mille diventa realtà. Già dalla prossima denuncia dei redditi (maggio 2006), gli italiani potranno scegliere di devolvere questa percentuale dell’imposta alle organizzazioni non profit.
Ma come funzionerà il 5 per mille?
«La filosofia sposata dal ministero è quella di lasciare al cittadino la più totale libertà nella devoluzione», spiega Luca Antonini, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. «È passato il criterio, insomma, che ciascuno di noi è perfettamente in grado di scegliere l’organizzazione o la realtà che gli dà maggiore fiducia, valutandone l’efficienza e la serietà».
Ciò si traduce, in fase di compilazione della denuncia dei redditi, nella possibilità di indicare direttamente il codice fiscale dell’ente che si intende sostenere con il 5 per mille. «In dichiarazione ci sarà una doppia casella», chiarisce il professore. «La prima in cui indicare la categoria preferita ( la Finanziaria ne indica quattro: onlus e non profit; ricerca scientifica e università; ricerca sanitaria; attività sociali svolte dal Comune di residenza, ndr), la seconda dove si daranno i riferimenti del soggetto specifico prescelto».
La platea dei destinatari
La macro-categoria del non profit elenca il volontariato e le altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (onlus) di cui all’art. 10 della legge 460, «nonché le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali» previsti dall’art. 7 comma 1, 2, 3 e 4, della legge 383, e le associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, comma 1, lettera “a”, sempre della 460.
(.) Ma quanto il 5 per mille “costerà” , in termini di mancato gettito, allo Stato? «È stato calcolato che se il 41% degli italiani esprimerà questa opzione, saranno devoluti circa 270 milioni di euro. Chiaramente non si tratta di una perdita, ma di un investimento dello Stato su settori assolutamente strategici».
Il meccanismo è stato totalmente deburocratizzato: prima di incassare i soldi, l’ente dovrà presentare un’autocertificazione che comprova il possesso dei requisiti (onlus, promozione sociale ecc.) previsti dalla legge. «Questo sistema responsabilizza tutti», prosegue Antonini. «Il cittadino, cui è demandata la scelta, e anche l’ente destinatario, che deve rispettare gli impegni dichiarati. I contenuti dell’autocertificazione, peraltro, hanno rilevanza penale».
Dal prossimo mese di maggio, insomma, comincia la svolta verso una piena sussidiarietà, nel sistema del welfare italiano. Peccato, soltanto, che questa piccola grande rivoluzione sia “sperimentale” e relativa, come dice la Finanziaria , al solo 2006. «Vero», replica Antonini, «ma non dimentichiamo che se funzionerà bene, e se coglierà, come credo, una forte mobilitazione da parte degli enti destinatari, sia onlus che non onlus, che hanno tutto l’interesse a migliorarsi e a essere prescelti, sarà molto, molto difficile toglierla».
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