La Romania – Uno sguardo al paese

La Romania, situata nella parte più orientale dei Balcani confina con la Bulgaria, la Iugoslavia l’Ungheria, l’Ucraina, e la Repubblica della Moldavia. Si presenta con un territorio molto diversificato e composito: zone montuose e collinari si alternano ad aree pianeggianti, costituite da altopiani, terrazze, steppe e vere e proprie pianure; la regione romena è costituita infatti dai rilievi centroeuropei (Carpazi Orientali, Monti Apuseni, Monti Calimani, Alpi Transilvaniche o Carpazi Meridionali), dai tavolati dell’Europa orientale e dalla vasta pianura del Danubio. La Romania è attraversata dal Danubio per 1075 Km ed il suo corso inferiore segna il confine con la Iugoslavia e la Bulgaria; il grande fiume,che sfocia nel Mar Nero a nord di Costanza con un ampio e articolato delta ricco di piante acquatiche e di una eccezionale fauna, riceve l’apporto di numerosi affluenti, tra i quali l’Arges, il Mures, il Somes ed il Prut; quest’ultimo segna il confine con la Moldavia. La Romania si affaccia per 245 Km sul Mar Nero e sulle sue coste sorgono le città di Costanza (l’antica Tomi, ove fu esiliato e morì nel 18 d.c. il grande poeta latino Ovidio), Mangalia, Eforie e la importante stazione balneare di Mamaia.

Il clima è continentale-temperato, con notevoli escursioni termiche, mitigato nella Dobrugia dall’influenza del Mar Nero: la media annua oscilla tra gli 8 e i 12°C. Le precipitazioni pluviali sono distribuite in modo irregolare ed oscillano tra i 600 e i 1400 mm annui, prevalentemente concentrate nei mesi di maggio e giugno.
La Romania si estende su 237.500 kmq con una popolazione di circa 23 milioni di abitanti (circa 96 per kmq); la capitale Bucarest con circa 2 milioni è la città più popolata. Il paese è diviso in 39 distretti (judete), più il municipio della capitale; altre importanti città sono: Bacau, Brasov, Constanta, Galati, Iasi, Oradea, Ploiesti, Sibiu, Timisoara.

La popolazione è costituita dal nucleo dei conquistatori e colonizzatori romani, stanziatisi nel paese tra il II e il III secolo, che si sovrapposero ed unirono ai locali Daci, dalla quale unione si originò il popolo detto daco-romano; dalla fine del III fino al XII secolo seguirono invasioni e penetrazioni di popoli diversi: Goti, Unni, Avari, Bulgari, Slavi, Ungari, Ucraini; in epoca più recente (sec.XVIII) si sono stanziati nel paese nuclei germanici, i Sachsen (Sassoni) in Transilvania e gli Schwaben (Svevi) nel Banat. Attualmente sono presenti numerose minoranze: Ungheresi (in Transilvania), Ucraini (nel nord della Moldavia), Tedeschi (nella Transilvania centrale), Russi (nella Dobrogea); minori nuclei sono costituiti da rom nomadi, Armeni, Bulgari e da una ridottissima comunità ebraica. La religione prevalentemente praticata è quella cristiano-ortodossa, con una consistente minoranza cattolica (presente soprattutto nel Banat e in Moldavia); minori sono le presenze di protestanti, musulmani ed ebrei.
La lingua è una varietà del neolatino o romanzo, appartenente al “balcano romanzo”, insieme al dalmatico oggi estinto. Il romeno -o rumeno- ha conservato sostanzialmente le strutture linguistiche del romano-orientale: si segnala la permanenza delle declinazioni con tre casi: nominativo-accusativo, genitivo-dativo, vocativo. Significativo e di manifesta evidenza il fenomeno della diffusa conservazione della u latina: ad esempio il latino subtilis, da cui l’italiano sottile, è in romeno subtil; così la terminazione in us, che in italiano diviene o, perde la s ma conserva la u (come in ursu -anche urs- dal latino ursus che in italiano diviene orso) o è talvolta integralmente conservata come nel nome proprio Marius, identico in latino. Nel patrimonio lessicale neolatino si sono inseriti apporti esterni (slavi, magiari, neogreci, turchi), che possono quantificarsi intorno al 10% dei vocaboli d’uso. Caratteristica del romeno è la posposizione dell’articolo, come in locul = il luogo. Il dialetto più diffuso è il “dacoromeno”, parlato con lievi varianti in Moldavia, Transilvania, Valacchia; la variante valacca è modello per la lingua letteraria; altri dialetti sono il “macedoromeno” o “aromeno”, parlato in una ristretta area sud occidentale e il “megloromeno”, presente nella Macedonia greca, a nord di Salonicco.
Politicamente la Romania è una Repubblica presidenziale e dal novembre del 2000 è Presidente Ion Iliescu del P.D.S.R. (Partito Democratico Sociale Romeno); l’attuale Governo è espressione di una coalizione di centro-sinistra. La rappresentanza popolare si articola su due Camere: Senato e Camere dei Deputati, che si rinnovano ogni quattro anni,così come la carica di Presidente della Repubblica.
Delle complesse vicende storico-politiche della Romania si è ampiamente parlato nella nota precedente (La Romania – Profilo Storico), in “Aipareport”, novembre 2000). Resta da considerare in modo più attento il quadro delle risorse e delle attività economiche del paese. Grande importanza ha storicamente avuto, e tuttora ha, il settore agricolo, con una ricca produzione di cereali e mais, patate, legumi, barbabietola da zucchero, ortaggi, frutta, uva da vino; essa copre quasi interamente il fabbisogno interno e solo marginalmente è avviata all’esportazione. Di grande importanza il settore dell’allevamento (ovini, suini, bovini), che contribuisce in notevole misura all’esportazione; più limitato quello della pesca. Altra risorsa di rilevante importanza -anch’essa largamente esportata- è quella forestale, con legni anche pregiati, che nel recente passato è stata sottoposta a troppo intensi processi di sfruttamento. Le attività industriali sono state particolarmente incrementate, anche a scapito della prevalente vocazione agricola del paese, negli anni del regime comunista (1947-1989); i settori più attivi sono il metallurgico (in particolare il siderurgico), il chimico, il minerario (bauxite, lignite, carbone), il tessile e quello legato all’estrazione e alla raffinazione del petrolio.
Buona la rete ferroviaria e viaria, con notevoli diversità peraltro tra le diverse parti del paese.
Non sufficientemente valorizzate le risorse legate al turismo: le notevoli testimonianze che vanno dal Medioevo al Novecento (con episodi di eccezionale importanza tra i secoli XV e XVI), le incontaminate bellezze naturali di alcune parti del paese -il delta del Danubio, le foreste e i castelli della Transilvania, le spiagge sul Mar Nero-, le attrattive costituite da una fiorente produzione di arte popolare (tappeti, legni intagliati, lavori in cuoio ecc.) dovrebbero attrarre più consistenti flussi turistici se sollecitati in forme adeguate.
Considerata nel suo insieme la Romania appare il paese delle contraddizioni: balcanico ma latino, tradizionalista ma aperto la modernità, con una parte della società ricca ed evoluta ma con un’altra povera e in condizioni di umiliante arretratezza. La ricchezza e la varietà delle risorse economiche rende sotto certi aspetti inspiegabili tale situazione, che ha origini storiche, remote e recenti. Da tali squilibri nascono le spinte all’emigrazione che hanno portato al costituirsi di consistenti comunità romene in Germania, Francia ed Italia. Recenti segnali indicano peraltro una sia pur timida inversione di tendenza, con l’impiantarsi nel paese di nuove attività produttive, gestire in particolare da imprenditori italiani, attratti dalla ricchezza delle materie prime ma soprattutto, e non si tratta di elemento positivo, dal basso costo della mano d’opera. Una reale soluzione dei diversi problemi che affliggono il paese potrà aversi, a mio avviso, solo con l’auspicato ingresso della Romania -a pieno titolo- tra i paesi della Unione Europea, come richiedono la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni.

Ha collaborato Ramona Gavrila. Mario Pepe